Wednesday, May 16, 2012

Antonio Skármeta "Los días del arcoíris" (the days of the rainbow) - Planeta, 2011






By Fabrizio Ulivieri


The book is written in an atmosphere wherein we feel we are no longer able to breathe. It is set in Europe and Skarmeta leads the reader in a cold and undemocratic Santiago, where a standing frozen  rain is imbuing the citizens bones with Pinochet’s political oppression.
The characters are humble and almost basic people. They live as they eat and breathe: they eat  Italian, they love Italy (which is a hope for many of them) and they breathe a gray life: the life that the dictator Pinochet concedes and which is the only one possible for any of them.
In spite of  this suburban and subhuman atmosphere the book seeks out color, for the essence of life, that democracy might represent, but which probably will never represent because democracy is in reality only an adjustment (compromise) between past and present, between lobbies and citizen and for this reason freedom and happiness are not inherent to the very nature of democracy.

Tuesday, May 15, 2012

Palazzo Pitti parla giapponese e invita a conoscere il Paese del sol levante. In mostra l’arte e la cultura del Giappone nell’incontro con l’Occidente



Linee, colori e suggestioni racchiuse in 500 opere che raccontano la ‘terra di incanti’ dell’Estremo Oriente, lungo un percorso di mille e 200 metri di superficie espositiva. Così a Firenze, a Palazzo Pitti dal 3 aprile al primo luglio 2012, si celebra il Giappone. Nella reggia fiorentina che nel 1585 ospitò i primi ambasciatori giapponesi mai arrivati in Italia, la manifestazione ‘Giappone, terra d’incanti’, suddivisa in tre mostre dai titoli differenti, illustra l’arte e la cultura nipponica. Vediamo di seguito più nel dettaglio le tre parti dell’esposizione.

Di Linea e di Colore. Il Giappone, le sue arti e l'incontro con l'Occidente
Al piano terreno di Palazzo Pitti, nell’antico quartiere estivo dei granduchi, oggi Museo degli Argenti, le luci sono puntate sull’arte giapponese dal XIV al XIX secolo, epoca in cui il Giappone era il paese degli shogun e dei samurai. Questa parte della manifestazione espone raffinate realizzazioni artistiche e artigianali, dalle armi alle armature dei noti guerrieri, ai dipinti realizzati su paraventi dorati o su rotoli, destinati ai templi buddhisti e shintoisti o alle abitazioni. Non mancano opere che gli shogun dedicarono alla celebre Cerimonia del tè, kimono dagli straordinari tessuti, maschere e costumi variopinti per il teatro.

Alcune sale sono dedicate l'Ukiyo, il ‘mondo fluttuante’, una cultura parallela legata ai mercanti del periodo Edo (1615-1868), amatori della bellezza e dell’eleganza che predilessero artisti come il grande Hokusai, presente in mostra con lo straordinario capolavoro ‘Cinque dame’, rotolo verticale conservato nel Museo Hosomi di Kyoto.

Una parte di questa mostra è inoltre riservata all'incontro tra la cultura giapponese e quella europea e italiana, attraverso l'esposizione di manufatti giapponesi di tipo Nanban, che  letteralmente significa ‘barbari del Sud’, così come i giapponesi definivano gli europei tra il XVI e il XVII secolo.

L'eleganza della memoria. Le arti decorative nel moderno Giappone
La Sala Bianca, in Galleria Palatina al primo piano di Palazzo Pitti, ospita invece opere dei più famosi artisti giapponesi del Novecento, in particolare della seconda metà del secolo, quasi tutti nominati dal governo giapponese ‘tesori nazionali viventi’, il riconoscimento che fin dal 1950 viene assegnato per preservare tecniche e abilità artistiche.

Innovativi per concezione e per design, i lavori e i manufatti esposti esprimono stretti legami con la tradizione artistica classica del Giappone, sia per quanto riguarda le tecniche che i materiali: splendidi kimono, eleganti contenitori rivestiti della celeberrima lacca giapponese, ceramiche di elevata qualità, metalli dalle eleganti patine, notevoli e originali intrecci di bambù.

Giapponismo. Suggestioni dell’Estremo Oriente dai Macchiaioli agli anni Trenta
La terza mostra, dal suggestivo titolo ‘giapponismo’ si snoda nei locali della Galleria d’arte moderna e illustra la profonda influenza che la cultura nipponica ebbe sull’arte italiana tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Il Giappone era infatti rimasto isolato dal resto del mondo per oltre due secoli, aprendosi soltanto verso il 1860.

Da allora, grazie alla presenza di padiglioni giapponesi alle Esposizioni universali e alla permanenza di europei e statunitensi nel Paese del sol levante, l’interesse degli occidentali per le arti e la cultura del Giappone crebbe e si diffuse velocemente, diventando in certi casi una sorta di mania. Pensiamo per esempio all’arredamento, all’oggettistica e all’artigianato, dai ventagli ai kimono, ai paraventi. E, in campo strettamente artistico e pittorico, alle xilografie policrome di maestri come Utamaro, Hokusai e Hiroshige, ai quali si ispirarono anche i grandi delle avanguardie europee come Whistler, Manet, Degas, Vang Gogh, Gauguin e Monet.

Molti importanti artisti italiani accolsero e coltivarono il ‘giapponismo’, che influenzò musicisti come Puccini e Mascagni e pittori quali De Nittis, i macchiaioli toscani Fattori, Signorini e D'Ancona e altri esponenti dell’arte italiana di tutte le regioni: Tranquillo Cremona, Vittore Grubicy, De Pisis, Cambellotti, Michetti, Balla, Boldini, Cavaglieri. Non ultime, le maggiori manifatture del tempo, come la Richard Ginori, le vetrerie di Murano e le ceramiche di Galileo Chini. In mostra sono presenti opere di tutti questi artisti, affiancati da preziosi oggetti giapponesi. Un confronto e un incontro da non perdere.

Titolo della manifestazione: Giappone, Terra di incanti
Luogo: Palazzo Pitti, piazza dei Pitti, Firenze
Periodo: dal 3 aprile al 1° luglio 2012
Orario: Galleria Palatina e Galleria d’arte moderna, martedì – domenica: 8.15 – 18.50, chiuso il  lunedì
Museo degli Argenti, lunedì – domenica: aprile e maggio 8.15 – 18.00;  giugno e luglio  8.15 – 18.50, chiuso primo e ultimo lunedì del mese
Prezzo: Biglietto della mostra, che consente l’ingresso anche alle collezioni stabili dei musei di Palazzo Pitti che l’accolgono, oltre al Giardino di Boboli, con validità 3 giorni
intero: € 18.00
ridotto: € 9.00 (per i cittadini dell’U.E. tra i 18 ed i 25 anni)
gratuità per i cittadini dell’U.E. sotto i 18 e sopra i 65 anni
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383 -  firenzemusei@operalaboratori.com - www.unannoadarte.it 


Thursday, May 10, 2012

L’esposizione ‘Americani a Firenze’ mostra la città dipinta da giovani artisti americani fra Ottocento e Novecento



Chi visita Firenze quest’anno non può perdere l’occasione di scoprire i forti  legami che la città ha intessuto con la cultura americana e con alcuni grandi artisti d’Oltreoceano. A 500 anni dalla morte di Amerigo Vespucci è infatti in agenda nel capoluogo una serie di eventi e manifestazioni che celebra l’Anno vespucciano, dedicato alle influenze storiche e artistiche instaurate con il Nuovo Mondo.

La mostra ‘Americani a Firenze’, aperta dal 3 marzo al 15 luglio 2012 a Palazzo Strozzi, punta i riflettori su giovani pittori che fra la metà dell’Ottocento e il primo conflitto mondiale soggiornarono e vissero nella città culla del Rinascimento. Sono esposti capolavori di John Singer Sargent, Mary Cassatt, James Abbott McNeill Whistler, Frank Duveneck, William Morris, Hunt, Frederick Childe Hassam, William Merritt Chase, Julian Alden Weir, Thomas Eakins, Robert Vonnoh, Edmund Charles Tarbell, Joseph Pennell, Cecilia Beaux and Elizabeth Boott Duveneck.

Firenze ebbe un forte impatto su questi artisti che a loro volta lasciarono un segno indelebile nella cultura della città che, capitale d’Italia dal 1856 al 1870, alla fine del XIX secolo era dinamica e cosmopolita. Questa mostra invita turisti, visitatori e cittadini a esplorarla attraverso lo sguardo di quei giovani intellettuali americani.

Affascinati dal mito dell’arte, della storia e del paesaggio naturale italiani, di cui avevano solo letto e sentito parlare nei salotti e nelle accademie, questi artisti e artiste vennero in Toscana per apprendere le ultime tecniche pittoriche, studiare storia dell’arte e immergersi in un’atmosfera mediterranea fatta di luci e colori irresistibili all’occhio del pittore. E pur essendo stati difensori del centro storico e medievale fiorentino, all’epoca oggetto di progetti di riqualificazione urbana, abitarono prevalentemente sulle colline, tra le ville, i giardini all’italiana e la ricca vegetazione creando opere e racconti che contribuirono a diffondere oltre Atlantico il mito della Toscana e dell’Italia.

Tutto questo è contenuto nell’avvincente repertorio di immagini esposte a Palazzo Strozzi, che comprende ritratti dalla forte intensità psicologica, paesaggi naturali, scene di vita all’aria aperta o di tranquilla intimità domestica. Opere che risentono della formazione accademica americana, del confronto con l’impressionismo francese e con le tele dei pittori italiani più sensibili agli effetti di luce: i macchiaioli e i naturalisti toscani.

Attraverso questi dipinti sarà inoltre possibile ricostruire la vita e l’attività degli americani a Firenze e quella di intellettuali, collezionisti, scrittori che da loro furono anche ritratti, da Henry James a Vernon Lee.
‘Americani a Firenze’ è anche una mostra con una forte componente femminile, dove le donne sono spesso rappresentate con vestiti bianchi per esprimere  innocenza e purezza ma altresì emancipazione, fiducia e speranza nel futuro, come prometteva la giovane nazione americana.

La mostra a Palazzo Strozzi è infine una meta ideale anche per le famiglie. Sono state previste iniziative per i bambini, da specifiche didascalie ad audioguide differenziate. Completano l’offerta un kit di testi e giochi e una sala lettura attrezzata per leggere e conversare d’arte.


Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo
Luogo: Firenze, Palazzo Strozzi, piazza Strozzi.
Periodo: dal 3 marzo-15 luglio 2012
Orari: tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00, iovedì dalle 9.00 alle 23.00
Informazioni:  +39 055 2645155      www.palazzostrozzi.org
Prezzo Biglietti:  intero € 10,00; ridotto € 8,50; € 8,00; scuole € 4,00

Thursday, May 3, 2012

Italian Companies responding to the crisis through hard work and commitment: an interview with Antonella Rossi

(Transcript translated)
Who is Antonella Rossi? Could you tell us about your current company?
Beginning professionally as a tailor in the family, from 1950 in Empoli, in a drapery shop run by Rino Rossi and Anna Fabiani Rossi. Together with my sister Lina, I created my first collection of hand-made and embroidered couture bridal gowns called “AnnaLina”. We use the art of cutting and embroidery; elements that have always characterized the production in the workshop, which is now in its third generation. This is a tailor shop where the search for fabrics, fancy embroidery, love for lace, and the frills and ruffles are the rouches and volants and the key features in the construction of a dress. Be it wedding, cocktail or ceremonial; we use traditions handed down over time, with pride, from mother to daughter.
Today the Antonella Rossi brand is present in many countries. This is with the help of my three daughters, Erika, Anna and Julia. The distribution is in selected, upmarket shops, scattered around Europe, the United States, the Middle East and China. For the more discerning customers, a "tailor one-to-one" service is offered within the customer’s home in every corner of the world.
The workshop, located in a charming building in the heart of Rome, includes a very feminine and glamorous collection, designed for the modern and dynamic woman, committed to work and family. 
Strong points: the lines are wrapped and sexy, using soft and delicate fabrics like jersey and lightweight satin or taffeta, and the Mikado

Can you separate your public and private lives; can you disconnect from work or is it with you 100% of the time?
During working hours, my work absorbs me completely and I am unable to attend to my personal life. In my free time though, I devote myself to my passions: painting, sculpture, music and theatre.

How has your job changed since you started?
I started to work early because I found myself catapulted from morning to evening, having had a significant loss in the family, I tried to follow my way of doing business by associating the concept of art, fashion and culture. The biggest change occurred in the last two years because the aim of my project is to gain visibility abroad and thus open up new markets.

What are the biggest problems in running a business as an entrepreneur?
The main problem is access to credit facilities and European funding: Unfortunately in this society, the entrepreneur is often alone and has to deal with an important sense of responsibility towards people who work for them.  So two aspects: difficulty finding investments for growth and sense of responsibility toward employees.

You've been struck by the "disease of the century." Do you want to talk about this? And especially how it changed your relationship with your work?
Regarding this question my answer is "yes", it has changed my relationship with work, both physically and financially: surely I can testify on both issues that I came out stronger and more determined.

What are the future projects for your company?
The biggest project that I'm pursuing right now is to present the Antonella Rossi brand as a brand of the world.

This question is quite rhetorical but inevitable: that this country needs to become modern? Especially that politicians should?
From my point of view, the way in which the Italian system was brought forward does not work. To improve our country's system we should leverage on what we are good at: tourism, cuisine, the arts, and, last but not least, fashion. Fashion is where I wish to move up to place me in an important position amongst the small and medium enterprises in crafts and ultimately, our story will be… The excellence of MADE IN ITALY.

You live in Rome: how is your relationship with this city? You're not originally from Rome ...
Coming from a situation where one breathes the Tuscan Renaissance, living in Rome means living in a city where the empire is felt in every corner. The best thing to do is to see it again through tourists’ eyes, and then discover the wonders and enjoy all that surrounds me... no wonder it is called the Eternal City

A word of advice to young people who are looking for work
The youth are our future and our hope. I would advise them to study and enter the workforce during university to pursue the goal they have set; always aim high; and that any job will do.



Thursday, January 26, 2012

LA PUBBLICITA' CHE HA COSTRUITO LA LINGUA ITALIANA: BRILLANTINA LINETTI!

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BRILLANTINA LINETTI: "Anch’io ho commesso un errore. Non ho mai usato la brillantina LINETTI"
Più che un tormentone! un mito della pubblicità italiana, che tuttora perdura nella lingua italiana. Pubblicità e ripresa da Totò nei suoi film. 
Incarnata da Cesare Polacco dal 1957 al 1968, che divenne famoso proprio grazie a questa sua interpretazione e gestualità ossessiva: si toglieva con studiata lentezza il cappello e rispondeva "Non è esatto! Anch'io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti" (era quasi calvo). E ogni volta il pubblico televisivo invariabilmente attendeva le immancabili battute finali!


Monday, January 23, 2012

LA PUBBLICITA' CHE HA COSTRUITO LA LINGUA ITALIANA: OLIO SASSO LA PANCIA NON C'E' PIU'

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OLIO SASSO LA PANCIA NON C'E' PIU' era una pubblicità, un tormentone trasmesso dal 1965 al 1976. Girata in modo molto neorealista con la luce da sogno pasoliniano con uno stile naif e con la colf di colore che parla in venxiano.
Per un'Italia neorealista e sull'onda del boom economico era lo stile giusto.

Sunday, January 22, 2012

Etta James, la fiera nunca domada (In memoriam)

EL PAIS

Sábado 21 de Enero de 2012
Diego A. Manrique

Activa desde 1954, la cantante mantuvo su dignidad hasta el final, en una carrera que incluyó blues, jazz y soul. Murió en California víctima de una leucemia

Etta James, que falleció hoy en el hospital Riverside Community de California, por culpa de complicaciones en la leucemia que padecía, por  era la proverbial dama de armas tomar. En 2009,arremetía contra Barack Obama, que prefirió llamar a Beyoncé Knowles para las celebraciones de su toma de posesión en Washington. El presidente y su esposa bailaron acaramelados con At last, uno de los grandes éxitos de Etta,pero cantado por Beyoncé.
Otra suplantación más, que dolía por venir de quién se suponía lo bastante sensible para evitar esos deslices. Llovía sobre mojado, dado que Etta James había sido encarnada por Beyoncé en la películaCadillac Records, un retrato de la discográfica Chess que se tomaba muchas libertades con la historia real deEtta. Su indignación resultaba comprensible: Beyoncé, el modelo fashion de feminidad negra, se llevaba toda la atención mientras ella, la original,solo podía actuar en locales modestos.
Y es que EttaJames siguió trabajando hasta que su cuerpo dijo basta, debilitado por la leucemia y el alzheimer. En noviembre, Verve/Universal publicó The dreamer,un disco de soul sorprendentemente robusto, y no digamos para tratarse de una cantante de 73 años. La jubilación nunca fue una opción para artistas como Etta James, que no componían y que no recibieron suficiente compensación de muchas de las discográficas que contaron con sus servicios.
Paradigma delas glorias y miserias de la música negra, Jamesetta Hawkins nació en LosÁngeles en 1938. Nunca conoció a su padre, posiblemente blanco (ellasospechaba que pudo ser Minnesota Fats, un maestro del billar inmortalizado enla película El buscavidas). Educada musicalmente en la iglesia baptista,era menor de edad cuando llamó la atención de Johnny Otis, otro extraordinariobuscavidas, que la lanzó con una canción lujuriosa, Roll with me Henry,púdicamente rebautizada en la galleta del disco como The wallflower.
Tuvo más éxitos considerables durante la segunda mitad de los años cincuenta pero su visibilidad aumentó en 1960, cuando fichó para el sello Chess, en Chicago.Leonard Chess la vio como vocalista de amplio espectro y la hizo grabar desde baladas empapadas de violines (Trust in me o la citada At last)hasta sesiones de jazz, aparte de un incendiario directo, Etta James rocksthe house. Con la eclosión del soul a mediados de los sesenta, Ettapudo sacar al aire todos sus recursos de mujer brava y lenguaraz. Fascinó al gran público con Tell mama y la doloridaI’d rather go blind,ambas grabadas en 1967 con los músicos blancos de Muscle Shoals, en Alabama.
Todo setorció poco después. La muerte de Leonard Chess provocó la decadencia de su compañía, incapaz de proporcionar el impulso que necesitaba Etta. Aún peor:ella, que había flirteado con muchas drogas, se convirtió en heroinómana. Los años, las décadas, se fundieron en un vertiginoso carrusel de malas compañías,detenciones, condenas, intentos de desintoxicación. Aunque también hubo discos con admiradores como el productor Jerry Wexler, responsable del potenteDeepin the night.
Pudo equivocarse a la hora de escoger amantes pero Etta nunca desperdició sus poderes: durante su época dura, el redactor de estas líneas acudió a verla a un pequeño restaurante del downtown de Los Ángeles. En un escenario mínimo,con una banda elemental, dio cumplida cuenta de sus clásicos…y desapareció nada más cobrar, a pesar de que había accedido a una entrevista.
Con la ayuda del experto David Ritz, explicó sus altibajos vitales en una descarnada autobiografía, Rage to survive: the Etta James story (1995) . Se podía permitir la sinceridad ya que su carrera se volvió a enderezar a finales de los ochenta. No pudo tomar el puesto de Janis Joplin, como fantaseaban algunos productores, pero facturó discos espléndidos en Island y Private Music.Solucionó elegantemente caprichos -o encargos- como Mistery lady,colección de piezas identificadas con Billie Holiday, yChristmas,canciones navideñas.
La reedición de su material clásico, en antologías del calibre de R & B dynamite oThe Chess box, ayudó a situarla históricamente. Había en ella un descaro natural, que explica tanto sus andanadas contra Obama y Beyoncé, como las audacias en su repertorio. Para consternación de sus doctores, su reciente disco contenía odas al alcohol y al tabaco, aparte de una insospechada versión de Welcome to the jungle, de Guns ‘N’ Roses.
http://cultura.elpais.com/cultura/2012/01/20/actualidad/1327078925_479708.html

Monday, January 16, 2012

Grande Cinema Italiano all'ISTITUTO EUROPEO: IL GRANDE SOGNO di Michele Placido

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Il grande sogno
Acquista su Ibs.it   Dvd Il grande sogno  
GENERE:  Drammatico
DURATA:101 min
ANNO DI PRODUZIONE 2009


Nicola è un giovane poliziotto che ama il teatro e vorrebbe diventare attore. Laura è una studentessa universitaria di matrice cattolica pronta a lottare contro l'ingiustizia. Libero è un leader del movimento studentesco. Gli anni sono quelli che precedono, attraversano e seguono il 1968 e i suoi rivolgimenti. Nicola, infiltrato dai suoi superiori nel movimento, si innamorerà di Laura e cercherà anche di comprendere un mondo che gli è al contempo congeniale e lontano.
Michele Placido decide di raccontare se stesso e la sua gioventù. Lo fa cercando di descrivere mondi differenti che si incontrano/scontrano in un periodo di fermenti sociali e culturali.
Anche se i paragoni sono sempre azzardati non si può non pensare a La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana in cui, quasi rileggendo uno degli slogan dell'epoca, il privato si faceva politico e viceversa. Qui è come se ci fossero due film in uno. L'uno narra delle vicende amorose di Nicola, Laura e Libero e l'altro delinea un ritratto di quegli anni esplorato con uno sguardo forse inconsciamente unilaterale. Uno sguardo che, e in questo Placido è scopertamente sincero, è ancora quello del poliziotto Michele che osserva, senza davvero comprenderlo fino in fondo, un tentativo di cambiare il mondo per lui tanto confuso quanto in fondo velleitario perché dai sogni ci si risveglia. In giorni poi di rinnovata polemica sul ‘cattocomunismo' il personaggio di Laura (che resta positivo nonostante le sue contraddizioni e ha una matrice cattolico progressista) finisce col far nascere quesiti sul ‘chi produce cosa' nel nostro sempre più complicato Paese
(da Mymovies.it)

Tuesday, January 10, 2012

Il film della settimana all' ISTITUTO EUROPEO: Oggi Sposi - giovedì 12 dicembre ore 14

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Oggi Sposi (2009)
Acquista su Ibs.it   Dvd Oggi Sposi  
GENERE:  commedia
Durata: 118 min. 


La storia: nel medesimo periodo e nella medesima città ci sono quattro coppie che si devono sposare. Prima coppia: degli squattrinati che per non rivelare la loro indigenza ai parenti meridionali imbucheranno settantadue invitati al gigantesco e coattissimo matrimonio tra il mago della finanza, connesso con la  mafia, e la giovane stellina televisiva (seconda coppia)
Terza coppia: una coppia multietnica composta dalla figlia dell'ambasciatore indiano e il pugliese di origini contadine che lavora nel commissariato in cui un PM tutto casa e lavoro si innamora della giovane promessa sposa di suo padre (quarta coppia)
E’ una commedia brillante e divertente. Un prodotto industriale semplice ma godibile. Un film stupido ma che rende la vita più brillante perché provoca stupore ed estraniazione dai problemi. Di-verte in senso pascaliano del termine.
118 minuti passati in allegria.